I greci lo dicono meglio: Γεια, la salute nelle sue varie forme

Si vede solo ciò che si conosce e si ascolta solo ciò che si sa. Il resto è un rumore di fondo in attesa di essere codificato e ri-conosciuto. Questa piccola rubrica mira a diminuire il rumore lungo i sentieri della Grecia. Ogni mese metto nero su bianco una frase, una parola, un gesto che possiamo notare lungo la via, per arricchire di gusto gli incontri che ogni cammino riserva. Perché ne scrivo? Cerco una risposta a questa domanda: se il rumore cala, cosa aumenta?

Freedom Pentimalli
24 Febbraio 2026

Γεια, la salute nelle sue varie forme

Potresti non rivolgere altra parola che questa, potresti non avere modo, spazio e tempo per dire altro. Il cammino include incontri anche fugaci, sguardi tra due parentesi di incombenze a cui dare priorità. Sguardi che non vogliono evitarsi e che, lungi dai convenevoli di ampio respiro, costringono ad andare al sodo. E il sodo, in Grecia, è “Γεια - Ghià”: Ciao (la mano accenna un saluto, chiusa parentesi). Non sai se un giorno avrai ancora l’occasione di ritrovare quello sguardo per andare oltre un ciao. Quelle poche lettere vanno quindi assaporate tutte: una gamma, una epsilon, una iota ed un’alfa. Così come il rudere è un ricordo del palazzo, questa parola è cioè che resta della sua forma lontana, la sua essenza, il muro portante. Questa la sua veste antica: ὑγίεια. Una ipsilon aspirata in più all’inizio, una iota in più dopo la gamma. A giudicare da tutte quelle vocali, doveva suonare splendidamente un tempo. Questo il suo significato antico: salute. Aspirata salute. A volte c’è più tempo, si può dire o sentirsi dire altro. Ecco che a “γεια - ghià” si aggiunge “σου - su”, a te. Γεια σου, ghià su. È un tu colloquiale, come il tono di chi saluta lungo il sentiero. Più si è in natura e si avverte la distanza dalla civiltà, più si tenta di ristabilirla con un’intimità istantanea: in cammino infatti non c’è spazio per distanze superflue, bastano quelle reali. Volendo, però, si può marcare una distanza con l’interlocutore e i suoni cambiano in “σας - sas”, a voi, letteralmente; a lei, in pratica. Γεια σας, Ghià sas, Salve! E infine, c’è il Γεια più conviviale, quello che accompagna nei brindisi. Γεια μας, salute a noi. Una sillaba ancora diversa, “μας - mas”, che esce sotto forma di suono e ritorna come brezza sul corpo, un augurio che fa il giro dei presenti e torna a noi. Bicchieri in alto e “Γεια μας, Ghià mas!”.Ma per sentire tutto il sapore di questa parola, capirne il viaggio, va menzionata una traccia che ha lasciato in italiano e che se ne sta ben incastonata nel muro portante. La salute non era (e non è) scontata purtroppo, anzi. Conservarla era un’arte, una tèchne. L’arte della salute era quindi la YGIEINÈ TÈCHNE, l’arte “igienica”: il concetto di salute si legava in modo indissolubile a quello di igiene, che ne era (e ne è) uno dei presupposti. Non resta che declinare, da buoni greci, la salute nelle sue varie forme: tirandola in ballo in un saluto fugace, praticandola nella quotidiana cura di sé e celebrandola con molti brindisi, così che risuoni ancora con tutte le sue vocali.
Freedom Pentimalli