I greci lo dicono meglio: Χαλαρά, lo spazio che si fa tempo
Si vede solo ciò che si conosce e si ascolta solo ciò che si sa. Il resto è un rumore di fondo in attesa di essere codificato e ri-conosciuto. Questa piccola rubrica mira a diminuire il rumore lungo i sentieri della Grecia. Ogni mese metto nero su bianco una frase, una parola, un gesto che possiamo notare lungo la via, per arricchire di gusto gli incontri che ogni cammino riserva. Perché ne scrivo? Cerco una risposta a questa domanda: se il rumore cala, cosa aumenta?
1 Aprile 2026
Se la ricetta prevede Grecia e cammino, il terzo ingrediente non può essere la fretta. Κάτσε λίγο, Kàtse lìgo, siediti un po’, fermati un attimo. Facile in greco invitare alla lentezza, si può fare ricorso a molte espressioni, più di quelle che invitano alla fretta. Qualcosa di radicato cozza con il concetto di rapidità, di subito. Sarà il paesaggio, il caldo, la luce bianca del sole che satura la vista, insomma: dove vuoi correre? Σιγά σιγά, sigà sigà, piano piano. Quanti corrono verso la meta, si chiami Santiago o Roma, si assomigliano tutti, con l’ansia stampata sul viso che non si concede minuti di vuoto. Chi cammina, invece, cammina ognuno a modo suo. Sono molte le strade dove fare esperienza della lentezza, ma il concetto può avere sapori diversi. In italiano è connessa al verbo lenire, render molle, rallentare, ammorbidire muscoli e propositi, ri-lasciare e, infine, godersi il re-lax. In greco ha invece il sapore di un’apertura, non tanto di uno stacco. Ed è un’apertura che connette, non un distacco. Nella linearità di una costa, come accade sui fianchi delle isole di Amorgòs, Kàrpathos, Ikarìa e in mille altri angoli di Egeo, la montagna finisce a picco nel blu, dove le onde segnano un confine altalenante tra lo stato liquido e quello solido. Cosa può rompere quella linearità di costa? Cosa apre ad una possibilità se non una baia, se non una cala? Mentre la nostra lentezza è connessa solo al tempo, quella greca ha una radice anche nello spazio, resiste ancorata al paesaggio, al luogo. Una geografia esterna che si fa interna, usando tre sillabe ed una sola vocale, l’alfa, l’unica (guarda caso) naturalmente aperta: χαλαρά, halarà, scialla! Un’unica radice: cala, calare, halarà, χαλαρά. Ecco lo spazio che si fa tempo e parola. Ci si è dentro con tutte le coordinate e la salsedine. Lì e allora. Continuare quindi la navigazione? Perché invece non calare l’ancora? Perché non aprirsi a quella possibilità? Χαλαρά! Tante parole da un unico verbo millenario, halò, χαλώ che è un verbo nato a mare. Significa allentare, sciogliere e rimanda proprio alla cima che, se allentata, permette all’ancora di calare. Continueremmo a vedere con ansia l’imprevisto se fosse una baia nella linearità del cammino?
Freedom Pentimalli
