Libertà
“Poiché avevo bisogno di amare e di essere amato, credetti di essere innamorato. In altre parole, rimbecillii.”
Ieri mi sono imbattuto in questo pensiero di Albert Camus; parole che sento risuonare dentro e che mi hanno spinto a riflettere non solo sull’Amore, ma anche sulla Libertà, un tema oggi quanto mai urgente. Così mi sono permesso di rielaborarlo: “Poiché avevo un bisogno disperato di libertà, credetti che bastasse «averne». In altre parole: rimbecillii”.
La libertà, proprio come l’Amore, ha due volti: quello del limite e quello dell’illimitato; la dimensione sociale e quella interiore.
20 Febbraio 2026
La libertà sociale è la condizione che ci permette di muoverci, parlare e viaggiare serenamente seguendo leggi etiche universali (quelli che chiamiamo “diritti umani”). È un privilegio di cui godiamo, almeno per ora, in questa parte di mondo e che troppo spesso diamo per scontato. Questa libertà è un diritto che in un regime fondamentalista ci verrebbe negato con la forza. Per questo credo che ogni giorno dovremmo sostenerla attivamente: in democrazia, ad esempio, anche andando a votare.
La libertà interiore, invece, è qualcosa di profondamente diverso. Non si decide a tavolino: accade e ti determina. Non si conquista con la forza, ci si arrende ad essa. Si presenta a chi coltiva le condizioni per riconoscerla e a chi sa attendere in ascolto. Non è un privilegio per pochi e non ha a che fare con il potere o lo stato sociale.
Spesso trattiamo anche la libertà interiore come una risorsa da “avere”, per cui lottare o, peggio, da comprare. La immaginiamo come un materiale da estrarre come fosse oro o petrolio, o come un premio da concedersi sotto forma di vacanza più o meno “spirituale”. Io credo, invece, che la libertà interiore non sia la fuga dai propri ruoli, ma un magnifico evento totalizzante. È più simile a un soffio che ti attraversa che a una condizione che possiedi.
Camminare, vivere nella Natura e praticare la consapevolezza è ciò che permette a questo soffio di mettersi in movimento.
Il conquistatore potrà anche scalare la vetta più alta, ma se resta schiavo del proprio affanno, la vera libertà gli rimarrà preclusa. Il camminatore che sa invece fermarsi, muoversi e respirare con attenzione e cura, scoprirà che la libertà era già lì: aspettava solo che lui smettesse di cercarla altrove.
Noi camminiamo sia per sostenere la libertà sociale, sia per preparare il terreno interiore al sorgere della sua libera espressione. Allora anche l’amore non sarà più un bisogno, ma semplicemente uno stato dell’essere. Lo stato illimitato di chi, finalmente, è tornato a casa.
Nico Di Paolo

