Pensiamo con i piedi!

Quali sono le cause più comuni che costringono i camminatori ad abbandonare in anticipo un viaggio che tanto hanno desiderato e per il quale si sono fisicamente e mentalmente preparati?
Le statistiche escludono la stanchezza, lo sconforto e gli infortuni gravi. Pare invece che i peggiori nemici dei camminatori siano piccole vesciche e distorsioni accidentali, fastidi trascurabili nella maggior parte delle nostre vite quotidiane, ma non quando la nostra passione è il camminare.

Tommaso Benassi
18 Febbraio 2026

La buona notizia è che questo tipo di infortuni può essere prevenuto con piccole accortezze nella scelta dei materiali e con una maggiore cura di noi stessi sia prima che durante il cammino. Qui di seguito alcuni consigli.

Massaggiare con un unguento specifico l’intero piede all’inizio e alla fine di ogni tappa favorisce la circolazione e riduce la frizione che si crea tra piede calze e scarponi durante le tante ore di cammino.

Si consigliano calze con una componente in fibra naturale come cotone o lana merinos per garantire una maggiore traspirabilità, con rinforzi nelle parti più interessate dal contatto con lo scarpone.

Per quanto riguarda gli scarponi sarebbe necessario un capitolo a parte. Ci limitiamo a sottolineare l’importanza della qualità dei materiali, la traspirabilità, il peso e l’idoneità al tipo di attività svolta. Ad esempio, uno scarpone da trail running non sarà mai in grado di fornire il comfort e la robustezza necessarie alle tante ore di cammino con un considerevole carico sulle spalle. Una volta scelto, il nostro scarpone, deve essere testato per diversi giorni consecutivi per evitare spiacevoli sorprese durante il viaggio.
Nei nostri cammini chiediamo di indossare scarponi a caviglia alta, la miglior scelta nel prevenire gli infortuni che interessano l’articolazione della caviglia, senza comunque compromettere la comodità della calzata. Questa opinione è confermata da diverse ricerche, ma soprattutto da chi di noi ha fatto del camminare uno stile di vita.

E la filosofia del barefoot? Se per barefoot intendiamo piedi nudi allora sì, questa è la miglior prevenzione contro le vesciche da sfregamento, una volta eliminate calze e scarpe la nostra pelle può traspirare in assoluta libertà. Purtroppo, fin dai primi anni di vita, tutti noi abbiamo indossato calzature che col passare degli anni hanno indebolito la muscolatura dei nostri piedi e l’articolazione stessa della caviglia, modificando così, postura e modo di camminare. La reversibilità di questo processo non è affatto semplice e potrebbe risultare addirittura dannosa per alcuni. Il passaggio ad una calzata barefoot o al camminare a piedi nudi dovrebbe quindi avvenire in modo graduale e consapevole.

Per concludere, come sempre, vale il consiglio di informarsi, affidarsi a fonti attendibili e soprattutto sperimentare in autonomia, senza seguire le mode ma testando su noi stessi ciò che ci fa stare bene. E ovviamente seguire i consigli di chi, come noi guide della Compagnia dei Cammini, passa la maggior parte dell’anno con degli scarponi ai piedi!
Buoni passi a tutti e tutte, ci vediamo in cammino.
Tommaso Benassi