Primavera in Aspromonte

“Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali.” Corrado Alvaro

Andrea Laurenzano
13 Marzo 2026

Effettivamente l’inverno che sta per volgere al termine non è stato molto clemente con l’Aspromonte. Se da un lato avevamo bisogno della pioggia e della neve, dall’altro i violenti temporali e soprattutto i violentissimi venti hanno causato non pochi problemi e danni. Basti pensare all’Olmo secolare situato nella piazza principale di San Lorenzo Superiore, all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, che è stato abbattuto dalla furia dei venti. Chi ha percorso il Sentiero dell’Inglese sicuramente ricorderà l’imponenza di quest’albero non appena sbucati sulla piazza da una delle viuzze del borgo. Tutti ci siamo avvicinati e tutti abbiamo cercato un po’ di refrigerio sotto la sua ombra. Un forte legame tra questo albero secolare non solo con gli abitanti del borgo ma anche con tutti i passanti. Negli ultimi anni sembrava stanco ma senza alcuna intenzione di mollare, magari la sua resistenza potrà essere da esempio affinché anche il borgo stesso di San Lorenzo, quasi spopolato, ma con enormi potenzialità di recupero, trovi la forza per rinascere.
E dopo l’inverno arriva la primavera, un’esplosione di colori accentuati dall’abbondante pioggia dei mesi scorsi. “Guarda che bello”, così mi disse nei giorni scorsi un anziano mentre eravamo affacciati in uno dei punti panoramici di Bova, il mio paese. Nei dintorni tutto è verde, tutto pieno di vita, le fiumare con tanta acqua, effettivamente non gli si può dare torto!
Questa esplosione di colori la ritroviamo anche nelle tradizioni religiose. Come, ad esempio, la Domenica delle Palme a Bova dove viene celebrato un rito unico e particolare. Un momento di collettiva sacralità popolare nel Parco Nazionale dell’Aspromonte che consiste nel portare in processione delle grandi figure femminili costruite con foglie di ulivo intrecciate da mani sapienti, abbellite con fiori freschi, primizie, frutta fresca e nastri di vari colori. Sono conosciute con vari nomi, a seconda delle interpretazioni: “pupazze” termine greco-calabro che indica le bambole e nel linguaggio dei pastori indica le capre senza corna; “persefoni” volendo alludere a un collegamento con il mito greco e proporre un suggestivo legame tra presente e passato; o più semplicemente per i bovesi e soprattutto per i credenti “parmi” termine che in dialetto significa Palme.
Oltre al significato religioso a me piace collegare questo momento come un passaggio dall’inverno alla primavera che, superata la fase fredda, esplode in colori e profumi.
A presto quindi sui verdi e colorati sentieri dell’Aspromonte!
Andrea Laurenzano

(Nella foto sopra: quando l’olmo era ancora vivo, e ci abbiamo accompagnato il cammino inclusivo con i non vedenti di NoisyVision)