Giro del mondo tra storie di donne e inclusione
Ve ne avevamo parlato in una newsletter precedente: Sara Dari sta facendo un viaggio che durerà quasi un anno, toccando tre continenti e oltre venti realtà locali. Dal Perù alla Colombia, dalla Bolivia all’Argentina e al Cile, poi Giappone, Nepal, Kirghizistan, India, Kenya e Tanzania, fino al ritorno in Italia percorrendo il Cammino nelle Terre Mutate. Sara entrerà in contatto con oltre venti associazioni femminili della rete Mountain Women of the World. Las Cholitas Escaladoras in Bolivia, Wata We Hike Kenya e le Three Sisters in Nepal, donne che usano la montagna per emanciparsi, educare e sostenere le proprie comunità.
L’abbiamo intervistata per voi.
30 Janvier 2026
Ciao Sara allora ci racconti queste prime settimane del tuo giro del mondo in cerca di storie di donne, montagne e inclusione. Da dove viene questa spinta?
“Voglio conoscere progetti locali, camminare con le persone del posto, scoprire come la montagna può essere motore di inclusione e di rinascita.”
Sei partita dal Perù giusto?
“Esatto. Arrivata in Perù la prima persona che mi ha accolta è stata Nilo al centro di Andinismo Renato Casarotto. Nilo è una guida alpina formatasi presso la scuola di andinismo Don Bosco 6000. La scuola cerca di fare in modo che la montagna diventi occasione concreta di lavoro per ragazzi svantaggiati del posto.
Il centro Renato Casarotto, invece, si propone di essere punto di incontro, accoglienza e informazione per chi decide di camminare sulle montagne locali. Il ricavato serve per supportare le persone della comunità. Nei giorni in Perù ho avuto modo di confrontarmi con Nilo e Fredy sul loro lavoro come guide, sulla situazione attuale del turismo montano e su cosa significa andare in montagna per loro.”

Tutto poi è partito anche grazie ad un’associazione?
“Si, l’inizio del cammino in Perù è stato con Nuri e Pedro dell’Asociación ALLPA (Ancash Cordillera blanca).
Con loro abbiamo condiviso 3 giorni di scambio, incontro e confronto. Siamo andati a conoscere diversi progetti comunitari nella zona montana della Cordillera Blanca dove con Allpa hanno svolto un primo momento di formazione, seguita da anni di accompagnamento. La prima persona che ho incontrato a Huandoy é Rusvel, che mi ha raccontato di come hanno iniziato il loro progetto di agricoltura sostenibile: dopo la formazione si sono costituiti associazione e poi cooperativa. Per loro ora è molto importante dare vita a una forma di agricoltura priva di elementi chimici e mi mostra le varie piantagioni. Ho imparato nuovi nomi di verdure in spagnolo e loro si divertivano ad ascoltarli in italiano!
Jorge e Jonny, due ragazzi, mi hanno mostrato la loro piantagione di mirtilli, cercano di differenziare i loro raccolti e ora i mirtilli vanno tanto e vendono bene. Ho parlato anche con Zenon e suo fratello Manuel: anche loro sono stati molto contenti di raccontarmi il progetto, la loro vita è cambiata e anche i ruoli all’interno della famiglia.”
Le donne che ruolo hanno?
“Le donne partecipano al lavoro della cooperativa, rivestono ruoli di responsabilità e vanno al mercato a vendere i loro prodotti. Mi dice che grazie al periodo di formazione in cooperativa alcuni uomini si sono resi conto di essere maschilisti e ora attraverso il dialogo stanno riorganizzando anche la gestione della casa e la divisione dei compiti. Adesso la gestione della casa non è più solo un compito delle donne.
I loro figli li aiutano e partecipano. Zenon dice quanto sia importante anche per loro lasciarli liberi di studiare e seguire le loro inclinazioni. Appena siamo scesi a Yungay e al mercato c’è Carmen, la moglie di Zenon: era partita alle 3 di notte e non è tornata a casa fino a quando non aveva preso tutto ciò che serviva.
A Tzactza, poi ho incontrato Marina e Melva che mi hanno mostrato il loro laboratorio e parlato della loro cooperativa tutta al femminile; producono barrette energetiche composte da prodotti locali, hanno vinto un premio di imprenditoria. L’ultimo giorno insieme siamo andati a conoscere Carmen, che mi ha parlato di come sta cercando di incentivare la produzione e il consumo di formaggi locali. Prima la produzione era destinata solo al consumo della famiglia. Come Carmen, molte donne delle comunità limitrofe ora, grazie ai percorsi di imprenditoria femminile, si dedicano alla produzione di formaggio destinato alla vendita in tutto il paese.
Con Juan, invece, siamo saliti nella parte altra della montagna sopra le sue coltivazioni, grazie al supporto iniziale di ALLPA hanno imparato a conservare l’acqua piovana in dei bacini da cui irrigano tutto il raccolto. Juan è molto timido, ma l’amore verso le sue piante e i suoi animali trasuda da tutti i pori. Hanno lavorato anche su come e dove vendere e ora anche i suoi prodotti genuini vengono valorizzati e gli viene riconosciuto il giusto compenso economico.”

Mi parlavi dei legami umani fortissimi che hai avvertito tra le persone e delle profonde chiacchierate fatte con Nuri e Pedro.
“Il legame umano è tangibile in maniera fortissima. Con Nuri e Pedro abbiamo condiviso modi di pensare riguardo la giustizia sociale. Partire dai bisogni di una comunità e accompagnarla verso la valorizzazione delle competenze interne. Nei nostri discorsi un tema che tornava spesso è la dignità e l’orizzontalità nelle relazioni e nelle pratiche. Abbiamo parlato di Dio e sogni. Sono stati giorni veramente ricchi, di quello scambio che resta e ti ricorda l’importanza del modo in cui si fanno le cose.”
Hai avuto modo di fare anche camminate lunghe?
“Ho percorso il cammino di Santa Cruz. Sono andata con un gruppo di 10 persone di diverse nazionalità e ci hanno accompagnati Tito e Daniel. Sono stata giorni molto intensi, abbiamo raggiunto i 4.800 metri di altezza e dormito sopra i 4400 metri. Non c’è mai stata copertura per internet o chiamate. Dopo la giornata di cammino, a cena lo stare seduti intorno al tavolo diventava momento di racconto. Tito, tutte le sere dopo aver cucinato veniva a sedersi con noi e ci raccontava avventure e disavventure sulle montagne del Perù. I racconti più difficili riguardano gli assalti in montagna. Un pomeriggio ho intervistato Tito nel campo cucina, mentre ci cucinava una delle sue buonissime zuppe. Abbiamo parlato della relazione sacra che le persone del posto hanno con la terra e la montagna.”
Grazie Sara ci risentiremo su una prossima newsletter quando ci racconterai dei tuoi incontri in Colombia.
Daniele Moschini
