Lettera sul nomadismo
Cari soci/e e amici/he della Compagnia dei Cammini, presto Said tornerà in Italia. Dopo un’assenza che per varie ragioni è durata a lungo, finalmente ci saranno nuove occasioni di incontro con camminatrici e camminatori della Compagnia e non solo.
Mi preme particolarmente segnalare la partecipazione di Said alla 4° edizione 2026 della rassegna “Giugno migrante”, organizzata dal Centro di Accoglienza e di Promozione Culturale “Ernesto Balducci” di Zuliano, in provincia di Udine.
25 Maggio 2026
Nell’ambito di questa manifestazione - il cui calendario prevede l’allestimento di concerti e spettacoli teatrali, la proiezione di film e la promozione di momenti di confronto fra le molteplici culture che vi prendono parte – si svolgerà, il 17 giugno, un incontro-dibattito con Said Zarrouk e Luigi Nacci sul tema “Nomadismo e cammini solidali tra i margini. La testimonianza di un nomade Saharawi”.
È un argomento, quello del nomadismo, su cui ci confrontiamo spesso con i partecipanti ai cammini in Marocco, non solo nell’ambito del deserto, ma anche in Alto Atlante, nella Valle delle Rose e in quella di Ait Bouguemez che occupano, rispettivamente, il versante sud e quello a nord del Monte M’Goun.
Nei territori di questi aspri contrafforti - che stiamo preferendo al più noto e frequentato Parco Nazionale del Toubkal perché più genuine e meno condizionate dalla presenza turistica - una volta superati i villaggi di fondovalle, è infatti possibile incontrare comunità arcaiche di pastori nomadi che ancora si muovono, con greggi di centinaia di capi, fra spazi incontaminati, ricoverandosi in grotte protette all’esterno da muri a secco. Amskère sono i loro alpeggi invernali, a quote meno elevate, intorno ai 1.500 metri e Azib quelli estivi di alta montagna.
Ogni volta, dopo tali esperienze, non possiamo fare a meno di interrogarci sul futuro di queste genti, sempre più strette nella morsa di una modernità che non rispetta il loro stile di vita frugale e che sottrae spazi e libertà di movimento indispensabili al vivere nomade. In coscienza, non possiamo davvero eludere il senso di colpa davanti a civiltà ormai marginali che non sfruttano la Natura, ma vivono in perfetta simbiosi con essa dalla notte dei tempi, ma ci appaiono oggi destinate a soccombere a logiche miopi. Ne torniamo tuttavia anche rigenerati, consapevoli che il poco può essere tutto quanto occorre. Aver letto la gioia del cuore nei loro sguardi sereni ci ha fatto riflettere: un mondo diverso è pur sempre possibile.
Marina Pissarello

