Contro la riapertura della caccia al lupo

Il lupo è un animale che da tempo si confronta con l’essere umano. Antico progenitore del cane, ha sempre rappresentato una sorta di controparte nel rapporto con l’uomo: concorrente nella caccia e minaccia per il bestiame. La sua presenza riflette da un lato il conflitto con le attività umane, dall’altro evoca forza e nobiltà, suscitando insieme timore, rispetto e fascino.

Cesidio Pandolfi
24 April 2026

In Italia è presente da secoli e, dopo aver rischiato di scomparire, è stato tutelato a partire dal 1971. Già dal 1972 è diventato simbolo delle iniziative per la conservazione della natura nel nostro Paese, quando l’allora Parco Nazionale d’Abruzzo insieme al WWF avviò l’Operazione San Francesco, il primo innovativo progetto dedicato alla sua salvaguardia. Da quel momento la specie ha intrapreso una naturale espansione, tornando a occupare molti territori un tempo abbandonati, non solo in montagna ma anche in zone collinari, pianeggianti e persino nei pressi dei centri abitati. Oggi si stimano almeno 3.500 esemplari, un aumento significativo rispetto a mezzo secolo fa e un risultato rilevante per la tutela della biodiversità.
Nonostante questi progressi, il lupo viene spesso descritto soprattutto in relazione ai conflitti che può generare, mentre si tende a trascurare il suo ruolo essenziale negli ecosistemi. È infatti un importante regolatore naturale delle popolazioni di ungulati, come i cinghiali, contribuendo indirettamente anche all’equilibrio ambientale e ad alcune attività umane, tra cui l’agricoltura.
Allo stesso tempo, molti lupi continuano a morire a causa dell’uomo. Tra il 2019 e il 2023 ne sono stati rinvenuti oltre 1.600 morti in Italia, con numeri in crescita e una media superiore a un individuo al giorno. Circa il 70% di questi decessi è riconducibile, direttamente o indirettamente, alle attività umane.
La presenza del lupo dipende fortemente dalla disponibilità di prede, in particolare ungulati come il cinghiale, e svolge un ruolo fondamentale nel contenimento delle popolazioni di erbivori, con effetti positivi anche per il settore agricolo. Non rappresenta un pericolo per l’uomo, ma è importante adottare comportamenti adeguati. Gli episodi di aggressione sono estremamente rari e, nella maggior parte dei casi, collegati a situazioni in cui gli animali hanno perso la naturale diffidenza a causa di atteggiamenti umani scorretti, come l’abbandono di rifiuti o l’alimentazione volontaria.
La recente revisione del livello di protezione del lupo a livello europeo è una scelta molto discussa e potenzialmente rischiosa, che potrebbe compromettere i risultati raggiunti nella conservazione della biodiversità. Si tratta di una decisione che solleva dubbi anche dal punto di vista scientifico e che potrebbe indebolire le misure di tutela, favorendo interventi disomogenei e poco coordinati. Sarebbe invece auspicabile rafforzare politiche fondate su solide evidenze scientifiche e su una gestione attenta e responsabile della specie.
Cesidio Pandolfi